Un film ambientato in luogo freddo (l’Artico, presumo) è l’ideale per provare a ignorare questo finto inverno che, ormai, è pure agli sgoccioli.
Ribaltate lo stereotipo del tipo che naufraga su un’isola deserta, dategli un aereo e lo vedrete unico superstite (anche perché era l’unico a bordo dell’aereo) su una landa ghiacciata.
Ovviamente, come l’omologo naufrago, dovrà anch’egli lottare per sopravvivere, ma i soccorsi arrivano quasi subito, quindi non può nemmeno godersi un po’ di solitudine in santa pace.
L’elicottero becca una turbolenza e si schianta: un soccorritore muore, l’altra rimane ferita; magari fosse morta anche lei…
Il protagonista non solo non viene salvato, ma è costretto pure a prendersi cura di un personaggio secondario di un’inutilità esasperante.
A un certo punto lui decide di raggiungere un campo base e traccia il percorso su una mappa; lei, visto che ha un taglietto sulla pancia, rimane a oziare per tutta la durata del film.
Il prode cavaliere è costretto a effettuare una lunga deviazione (prolungando di tre giorni la camminata in mezzo alla neve, vivacizzata da qualche tormenta di tanto in tanto e da un orso bianco che mostra palesemente intenzioni amichevoli nei confronti degli umani), perché la palla al piede è pesante e non riesce a issarla sulla cima di una parete rocciosa.
Se fosse stato da solo, in due giorni sarebbe arrivato a destinazione.
Con ancora il campo base molto lontano, lui a un certo punto la crede morta e l’abbandona.
Il karma lo colpisce e precipita in un dirupo.
Si trascina fino in cima con una gamba ferita e torna dalla donna che, sorpresa, è risorta.
Proseguono il cammino; anzi, lui prosegue: lei continua a farsi trascinare.
Arrivano quasi all’estremità della landa ghiacciata, dove si comincia a intravedere la vegetazione.
Lui percorre una cinquantina di metri da solo, per capire quale direzione prendere.
In lontananza vede un elicottero e due soccorritori che, con lo sguardo, sono rivolti nella sua direzione.
Il genio ha con sé un razzo segnalatore, ma cos’è che fa?
Lo estrae subito, senza perdere un solo istante?
Macché: torna indietro dall’amichetta, la trascina con sé e solo a quel punto accende il razzo; peccato che, avendo perso l’attimo, i soccorritori siano ormai intenti a salire sull’elicottero, non notandolo minimamente.
La speranza si squaglia come neve al sole quando l’elicottero sparisce dietro una montagna.
Lui consola lei dicendole che non la lascerà sola.
Muoiono così.
Dopo cinque secondi si vede l’elicottero che atterrà proprio alle loro spalle.
È impossibile rimanere seri guardando questo film.
Fantasma nero
i film costruiti solo su un finale strappalacrime spesso non raggiungono lo scopo
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A meno che non volessero strappare qualche risata, ma ne dubito.
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non si può far leva su emozioni spicce, a meno che non sia appunto un film demenziale-comico. Attualmente seguo meno il cinema e da quei pochi che vedo noto povertà di sceneggiatura
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Che tragedia
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In tutti i sensi.
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Io ho visto C’era una volta in Hollywood…un pò lento in alcune parti ma vuoi mettere Brad Pitt a petto nudo su un tetto che sistema un’antenna?
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L’ho visto, ma l’ho trovato trascurabile: nemmeno DiCaprio (uno dei miei attori preferiti) ha avuto una parte memorabile.
E poi fanno fare la figura del fesso a Bruce Lee.
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io cerco di trovare cose positive anche nei cessi di una stazione… ahahhahahha
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Immagino che, quando è proprio impossibile trattenerla (non parlo di cose sessuali, ci tengo a precisarlo), anche il cesso di una stazione debba andarci bene.
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Ah per forza…se scappa, scappa 😀
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Prova questo thriller fantascientifico: I am Mother.
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ok mi sa che nn ci perdo tempo a guardarlo….
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Non ti perdi niente.
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Lo metto in lista… nera, ovviamente.
grazie, noir
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Prego.
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udite udite: poetella non va al cinema da 25 anni! E l’ultima volta ci ha portato suo figlio a vedere Aladin. Poi, stop!
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E sei sopravvissuta senza vedere tutti i film degli Avengers?
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E chi so’ gli Avengers?
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