Sugar dating

Si definisce sugar dating il tipo di relazione che si viene a instaurare tra uno sugar daddy (uomo maturo) e una sugar baby (ragazza giovane); esistono anche delle varianti e pure la versione al femminile.
Non bisogna confondere la sugar baby con la little girl del DDLG.
La seconda, pur potendo ricevere regali (per esempio: un collarino con la scritta DADDY’S KITTEN o un paio di mutandine con la scritta DADDY’S PROPERTY), non sfrutta il daddy per farsi mantenere: il legame è principalmente affettivo (e non necessariamente sessuale) da ambo le parti.
La sugar baby, invece, riceve benefici economici (soldi, ricariche telefoniche, regali di vario tipo, viaggi etc.) per compiacere lo sugar daddy e lo ripaga o con rapporti sessuali o con altri feticismi in grado di soddisfare l’uomo.

Personalmente considero la sugar baby una prostituta a tutti gli effetti, sebbene la legislazione non si sia espressa in merito.
Non ho mai partecipato a uno sugar dating proprio per questo (no: non sono mai stato con prostitute) e non inizierò di certo ora.
Inoltre, anche volendo, non potrei nemmeno essere uno sugar daddy.
Le caratteristiche principali che lo identificano sono due: l’età e le risorse economiche.
Lo sugar daddy medio è cinquantenne (anagraficamente mi manca ancora qualche anno ma, se sarò fortunato, non ci arriverò) ed è benestante (e questo non c’è il minimo pericolo che lo diventi…).

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Insoddisfazione

Cos’è l’insoddisfazione?
È non godersi la giornata di pioggia sapendo che, prima o poi, comparirà di nuovo il sole.

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Terminator

Se non rammento male (i ricordi sono un po’ confusi), forse avevo iniziato da poco le medie quando, in tv, venne trasmesso il trailer italiano del primo Terminator.
Eccolo qui:

Devo riconoscere che mi spaventò non poco.
Anche se ero appena adolescente, avevo già visto una marea di film dell’orrore di ogni tipo.
A volte li guardavo insieme ai miei genitori, ma capitava che, quando non dovevo andare a scuola l’indomani, mi permettessero di rimanere sveglio per guardarli da solo (soprattutto se c’erano le maratone che duravano fino all’alba).
Per essere completamente onesto, quando veniva trasmessa la pubblicità, cambiavo canale e guardavo gli spogliarelli, ma questo non ditelo a nessuno.
Cominciavo a essere già assuefatto a quel tipo di paura catodica, eppure fu sufficiente un montaggio azzeccato del trailer di quel film per farmi provare un’angoscia irrazionale e così radicata da sentirmi indifeso e spingermi a controllare ogni angolo della camera, prima di chiudere la porta.

Durante la visione del trailer cominciai a viaggiare con la fantasia e avvertii una vertiginosa sensazione di solitudine: chi mai avrebbe potuto difendermi da un mostro simile, se fosse capitato a me?
Per i vampiri c’erano le croci, per i lupi mannari i proiettili d’argento, per le mummie le formule magiche, per i demoni le preghiere; ma cosa poteva fermare un terminator proveniente dal futuro?
Avrei potuto chiedere aiuto a dieci, cento o mille persone, ma sarebbero morte tutte.
Lo so che un missile lo avrebbe distrutto, ma la protagonista non aveva (ancora) la possibilità di armarsi di tutto punto e diventare una cacciatrice di terminator.
E fu così che la serie iniziò ad andare a puttane.

Ovviamente, provocandomi paura, ne ero anche attratto, così registrai il trailer su una cosa chiamata videocassetta con una cosa chiamata videoregistratore.
Lo guardavo e riguardavo, pur avendone una paura matta.
Meditavo, ragionavo, riflettevo su come mi sarei dovuto comportare per non soccombere alla forza di quell’essere dagli occhi infernali.
Chiedere aiuto ai miei genitori?
Negativo.
Chiamare la polizia?
Neanche per sogno.
Evocare magicamente qualche personaggio, incredibilmente forte, dei cartoni animati?
Forse, ma non subito.

Alla fine trovai un paio di soluzioni che, col senno di poi, sicuramente non avrebbero sortito alcun effetto: farlo cadere in una piscina (per mandarlo in corto circuito) o farlo investire da un treno (per ridurlo in frantumi).
Il metodo da applicare per riuscirci è tuttora in corso d’opera, ma vi terrò aggiornati nel caso me ne venisse in mente uno.
Ma ormai chi se ne frega…
A chi fa più paura un terminator?
Basta manipolarlo psicologicamente, per renderlo un docile e mansueto padre di famiglia.
E fu così che la serie divenne una puttana(ta) ella stessa.

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Carpe diem di ‘sto…

Ventinove inutili giorni sono diventati parte del passato, preceduti da altri trentuno e altri trentuno ancora.
Novantuno giorni di vita sprecata, buttata nel cesso, calpestata dall’indifferenza del meteo e dalla vendetta del clima.
Novantuno giorni di speranze infrante, di respiri interrotti, di morti inflitte.
Novantuno merdosi giorni di sole al quale assesterei un colpo letale, se avessi il potere di farlo.

Ve lo posso dire?
Sembra che non vediate un cielo azzurro da duemila anni…
Osservo le vostre foto primaverili (peccato che, in teoria, dovrebbe essere ancora inverno) e mi domando: cos’è tutta questa eccitazione?
È una domanda retorica, quindi non rispondete.

Il cielo azzurro è bello se sei una bianca colomba che zampetta di ramo in ramo, mentre si pulisce il piumaggio scaldato dai raggi del sole.
Io sono un corvo nero che banchetta con occhi strappati dai cadaveri in decomposizione, mentre svolazza tra i fuochi fatui di un cimitero mai eccessivamente sovrappopolato.

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Triolagnia

La triolagnia (cuckold, nell’ambiente) è una pratica che sta a indicare la condivisione della propria compagna per trarre soddisfazione sessuale dal suo tradimento; io ne parlo al maschile, ma è presente anche la variante al femminile.
In poche parole, il maschio di turno svolge la funzione di cornuto consapevole; la compagna, invece, può essere complice del maschio oppure vittima di un approccio atto a indurla all’adulterio.
Il maschio che ha il compito di spingerla al tradimento è denominato toro (bull).

Anche se ne sto parlando, mi è capitato solo poche volte di provare a istigare al tradimento la fidanzata/moglie (inconsapevole) di un cornuto (consapevole).
Ho scritto provare, perché non sono mai andato oltre la chat (anche se avrei potuto: la distanza geografica non è mai stata elevata).
Sette volte su dieci ho sempre beccato la tipa ostica o non interessata al tradimento (se in generale o solo con me, non posso saperlo).
Due volte su dieci ho intravisto un cedimento dopo una lunga e sfiancante attesa.
Rarissime volte mi è capitata quella che, fin da subito, non vedeva l’ora di assaporare il dolce piacere della trasgressione.
Nella maggior parte dei casi la richiesta arrivava da un fidanzato remissivo, spesso umiliato dalla fidanzata per le ridotte dimensioni del pene; ci sono anche molti mariti che mettono in palio la propria consorte.
Una volta mi è capitato quest’uomo che voleva “offrirmi” la moglie e la figlia diciottenne; lui si sarebbe occupato di pagare la stanza dell’albergo nella quale avrei dovuto condurre la moglie o la figlia.
Per quanto l’idea fosse allettante, ho rifiutato sia l’invito reale sia quello virtuale.

In realtà non mi piace per niente l’idea di essere parte del godimento sessuale di un altro uomo; datemi pure dell’omofobo, ma mi fa schifo.
Il vero problema, però, è un altro ed è ben più serio: non mi fido.
Non mi fido perché nulla mi garantisce che non ci siano telecamere nascoste pronte a riprendermi e a immortalarmi mentre faccio sesso con una donna sposata.
Mettiamo il caso che la femmina in questione chieda di simulare uno stupro per eccitarsi; il video mostrerebbe solo l’atto da me compiuto, non il consenso della donna, quindi potrei finire per essere ricattato o peggio.
L’ultimo, ma non per ultimo, dubbio è di ordine sanitario: se beccassi quella che fa sesso senza protezione (e non è raro) e non si sottopone a controlli periodici, potrei beccarmi un cocktail di virus tale da farmi finire nel mirino del CDC di Atlanta.

Inoltre – e non lo dico a cuor leggero – trovo più eccitante quando la femmina tradisce davvero; questo, qualche volta, mi è capitato.
La triolagnia, rispetto al tradimento vero, ha il vantaggio di non spingerti a sedurre la femmina: non deve innamorarsi di te, ma solo scopare (e vi assicuro che, di donne che ragionano con quella parte bassa del corpo, ce ne sono più di quante possiate immaginare).
Gli svantaggi, almeno dal mio punto di vista, li ho elencati sopra.
Anche il tradimento vero non è tutto rose e fiore, non solo perché il marito potrebbe beccarti e farti secco.
La femmina che tradisce davvero, in genere, è spinta da motivazioni anche serie, quindi potrebbe vedere in te come il salvatore che la libererà dalle catene di un matrimonio fallito.
Niente di più sbagliato: al maschio interessa solo scopare.

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Manuale per sopravvivere agli zombi – Max Brooks

Questo manuale, scritto con chiaro intento ironico (l’autore è il figlio del celebre regista Mel Brooks), riesce a essere verosimile nei consigli che elargisce.
In fondo, anche senza chiamare in causa gli zombi, alcune pratiche si possono applicare a qualsiasi contesto in cui è in gioco la sopravvivenza.

Niente è lasciato al caso.
Si comincia con l’incontro con il primo zombi e il suo possibile attacco, il quale può infettarci senza averci nemmeno dato il tempo di goderci un mondo finalmente privo di umani.
Scansato questo pericolo, è meglio imparare a costruire armi di fortuna e a usare quelle già pronte all’uso; senza di quelle non si va da nessuna parte.
Abbiamo ucciso qualche zombi e fatto provviste di acqua, cibo, armi, munizioni, batterie, medicinali e attrezzature varie, quindi dove si va ora?
A casa, ma non una casa con veranda e piscina: la dobbiamo trasformare in una vera e propria fortezza inespugnabile, qualcosa che ci permetta di dormire tranquillamente la notte e abbandonarci all’accidia di giorno.
Ma, siccome niente è impenetrabile al 100%, è preferibile preparare una sicura via di fuga, meglio se conduce a un mezzo di trasporto veloce e affidabile.
Stabilito il campo base e segnato su una mappa i punti di approvvigionamento e i percorsi agibili, potete fare i misantropi e starvene per i fatti vostri, oppure potete andare alla ricerca di altri sopravvissuti.
A meno che non sentiate l’impellente bisogno di trombare, il mio suggerimento è di fregarvene di eventuali superstiti, perché sarebbero più fastidiosi degli zombi.
Avete il mondo tutto per voi: spassatevela.

Purtroppo il manuale non fornisce alcun aiuto su come poter sopravvivere agli zombi reali: quelli che attraversano la strada con lo sguardo fisso sul display dello smartphone.

Fantasma nero

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Di mis* in mis*

Sono misantropo e misofono.
Avere due mis* nella propria vita non è piacevole.
Non ho scelto di essere né l’uno né l’altro.

Mi sta benissimo essere il primo.
Se poteste leggermi nella mente, vedreste scenari tanto apocalittici da far sembrare quello del coronavirus una primaverile gita in campagna.
Il virus che ho in mente io non darebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di stare per morire, e sarebbe letale al 100%.
Ecco cosa significa essere misantropo: esserlo, non interpretarlo indossando una maschera di finta antipatia.
Non pretendo che comprendiate il mio odio.
Ragionandoci su, però, dovete almeno riconoscere che sono coerente con me stesso.

Mi fa star male essere il secondo.
Essere misofono è una conseguenza dell’essere misantropo: quasi ogni emissione acustica emessa dagli umani diventa, a un certo punto, così fastidiosa da farmi provare un rancore così profondo che darebbe vita a uno scenario peggiore anche di quello del virus descritto poche righe sopra.
La misantropia mi spingerebbe a estinguere con gioia l’umanità, ma senza lasciarmi dentro un diretto piacere per la morte dei miei simili.
La misofonia può essere peggiore, molto peggiore, perché l’odio prende di mira una persona ben precisa e la vorrebbe morta; a quel punto sì che riceverei soddisfazione.

La misantropia è facilmente gestibile: basta che me ne stia per i fatti miei e sono a posto.
La misofonia è più gravosa da affrontare perché, anche isolandomi dalle persone, quasi mai riesco a estraniarmi dalle loro emissioni acustiche.
Ho letto alcuni consigli che suggeriscono come provare a risolvere il problema.
Si va dall’essere tempestati continuamente dai rumori fastidiosi, con la speranza di abituarsi a essi.
C’è anche l’immancabile rimedio psicologico: capirne la causa e accettare il problema.
Il primo consiglio è una scemenza e mi fa venire voglia di uccidere chi l’ha proposto.
Il secondo è una scemenza uguale, perché l’unica cosa che mi darebbe soddisfazione sarebbe uccidere chi produce rumore.

Che fare?
Non lo so.
Sicuramente vorrei evitare di sporcare la mia fedina penale (non che la debba esibire chissà dove, ma vabbè…).
Vorrei anche evitare di accumulare rabbia su rabbia, perché lo dice anche il proverbio che poi arriva la classica goccia a far traboccare il vaso.
Ed è meglio che il mio vaso non trabocchi, altrimenti non sarebbe solo la mia fedina penale a sporcarsi…
Saltuariamente riesco a distrarmi, ma queste continue giornate di sole m’impediscono di concentrarmi quanto e come vorrei.

Quindi, boh…

Fantasma nero

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Mamma, mi compri un coronavirus?

Io ‘sta cosa di seguire le mode non la capirò mai.
Adesso si sono fissati tutti con il coronavirus, forse per colpa del solito influencer che ne ha decretato il monopolio tra i virus.

Vedi il vicino di casa che ce l’ha e anche tu devi averne uno.
Se ce l’hanno i parenti, figuriamoci, non si può essere da meno: tutta la famiglia deve possedere un coronavirus.
E non uno per tutti, ma uno a testa.

Tutti lo ostentano e se ne vantano, ma guarda come se lo tengono stretto.
Non escono più di casa per il timore di essere scippati.
Hanno pure pagato dei mercenari per impedire che entrino i ladri e lo rubino.
Però continuano a fare i selfie con le mascherine, per dimostrare che ce l’hanno.
È proprio vero che ormai conta solo l’apparenza…

Non possono mancare i soliti sciacalli in cerca di boccaloni.
Vendono a peso d’oro mascherine spacciandole per usate.
Chi si fida di questi truffatori, in buona fede, vorrebbe solo essere contagiato.
Invece poi scopre di aver acquistato un’inutile mascherina sterile.

E non parliamo dell’esportazione.
No: non m’interessa se in Africa non ce l’hanno.
Se vogliono venire in Italia per prenderlo con la forza, allora che venga usata la forza per respingerli.
Inoltre loro hanno già l’ebola: che ci diano un po’ di quello, se vogliono il coronavirus.

Arrivano ordini addirittura da tutta Europa, ma non ne abbiamo nemmeno per soddisfare il fabbisogno interno.
Teniamocelo, dico io.
È nostro.
Insomma, un po’ di orgoglioso nazionalismo non guasterebbe ogni tanto.

Comunque non dico questo perché sono invidioso, ci mancherebbe.
Posso scegliere tra tanti altri virus e batteri, in fondo.
Preferisco qualcosa che sia solo mio, che mi renda diverso dagli altri.
Sono indeciso tra il vaiolo e l’influenza spagnola…

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La notte ha divorato il mondo (spoiler)

Fosse anche solo per il titolo, questo film meriterebbe 10.
Appunto: solo per il titolo.
Il resto vorrebbe essere un film sugli zombi, ma gli zombi sembrano quelle persone che si mettono in coda quando esce un nuovo iPhone.
Quindi fanno fin troppa paura.
Esplora anche la psiche umana e ci riesce bene: riesce bene a far capire che il protagonista è un decerebrato.

Il film merita lo stesso di essere visto, perché qui possiamo ammirare il vincitore assoluto del premio “Zomboloide 2020”; l’anno è iniziato da appena due mesi, ma nessuno riuscirà a fare di meglio.
Il tipo in questione – marito e padre –, nel tentativo di sfuggire agli zombi che hanno invaso il condominio nel quale vive con la famiglia, esce di soppiatto dall’edificio, corre fino alla propria auto e sale.
A quel punto è pronto a prendere a bordo anche la moglie e il figlio.
Il genio cos’è che fa?
Si avvicina con l’auto fino al portone, in modo che possano salire senza dover correre in mezzo alla strada?
Li avvisa agitando una torcia elettrica?
Manda un SMS?
No: suona il clacson.
Certo, la famiglia accorre, ma con essa arriva anche un’orda inferocita di zombi e finisce che crepano tutti.

Intervistato più tardi, l’uomo rivelerà di non aver mai avuto intenzione di portare con sé la famiglia: sperava che venissero divorati dagli zombi e che lo lasciassero libero di andare dall’amante.
Sfortunatamente per lui, la moglie è stata così impedita da non chiudere in tempo lo sportello dell’auto, condannando tutta la famiglia.
In ogni caso nessuno si accorgerà della differenza rispetto a quando quest’uomo era in vita: minchione era e minchione resterà.

E adesso spazio alle telefonate da casa.
La prima ascoltatrice è Chiara da Telociuccio, in provincia di Cazzonia.
A te la parola, Chiara.

Cioè! Volevo dire: ciao! Cioè! Avete visto che odioso quando spara al gatto?! Cioè! Ma si può essere più odiosi?! Cioè, oh!

In effetti Chiara ha ragione: il malcapitato gatto aveva capito quanto fosse imbecille il protagonista, così ha preferito strusciarsi sulle gambe di uno zombi anziché entrare in casa sua.
[Cioè, ma da quale manicomio è scappata ‘sta qua? Cioè]
Adesso in linea abbiamo Matteo da Chitincula, in provincia di Culodoro.
Prego, Matteo.

Buongiorno a tutti. Non è un bel momento e l’inizio del film mi ha fatto tornare in mente un fatto spiacevole della mia vita. L’ex fidanzata del protagonista poteva anche evitare d’invitarlo alla festa. Soprattutto poteva evitare di farsi slinguazzare dal nuovo spasimante in presenza dell’ex. È stata insensibile… È stata… Scusate…

Su su, coraggio Matteo.
Non ti devi abbattere.
[Questa la tagliamo: è troppo patetico]
Chi c’è in linea ora?
Dalla regia mi dicono Susanna da Buchinobello, in provincia di Figazza.

Buongiorno signor Fantasma nero. Mia figlia quindicenne mi ha appena comunicato che lei l’ha molestat…

E con questo chiudiamo l’angolo delle telefonate da casa!
Alla prossima, amici spettatori!
Adesso scusate, ma devo scappare per un improvviso lutto in famiglia: il mio!

Fantasma nero

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DDLG

DDLG è un acronimo che sta per Daddy Dom/Little Girl.
Si tratta, in poche parole, di una relazione simulata e non ha niente a che fare con l’incesto (anche se, presumo, nulla vieta d’interpretarla in questo modo).
Se le due parti acconsentono può sfociare in un rapporto sessuale, ma non è il fine ultimo.
L’obiettivo principale è la sottomissione completa (sia fisica sia mentale) della girl per opera del daddy dominante.
Il daddy può legare la girl, metterle un collare, farle indossare indumenti infantili, umiliarla, bendarla, ingabbiarla, schiaffeggiarla, sculacciarla, graffiarla, cullarla, farle succhiare le dita e via dicendo.
Ci sono molte varianti che, avendo io esperienza limitata in tal senso, forse non conosco nemmeno.
Ovviamente, essendo una simulazione, non si tratta di un abuso vero e proprio.
Non c’è né esclusività né obbligo morale di mantenere il proprio ruolo.
La girl, in genere, può pure avere più di un daddy e il daddy essere un uomo sposato.
Le eccezioni (e gli stupidi) ci sono sempre ma, ipotizzando di rispettare le regole e l’altra persona, nessuna parte coinvolta subisce maltrattamenti forzati, permanenti o che ne minino l’autostima e l’indipendenza.
È un gioco di ruolo a tutti gli effetti e si può smettere quando si vuole.
Tra daddy e girl c’è sempre una certa differenza d’età, ma non è indispensabile che lui sia un uomo maturo e lei molto giovane.
Se non ho capito male, e tanto per fare un esempio, penso si possa simulare il DDLG anche se lui ha 25 anni e lei 24.
Nella mia prima volta come daddy, lei ne aveva 21 e io 41.

In quel periodo (meno di cinque anni fa), avevo l’immancabile blog e profili vari (Twitter, Facebook, Tumblr, Google+ e via dicendo); utilizzavo la mia identità reale.
Un giorno, su Twitter, mi scrisse in privato una ragazza residente in Inghilterra; era mezza italiana e mezza inglese.
Mi rivolse questa domanda: “Do you want to be my daddy?”.
All’inizio pensavo fosse in cerca di una figura paterna (e, forse, soldi), così la liquidai con un perentorio no.
Mi mandò una foto del proprio culo (indossava degli slip rosa con i gattini) e scrisse: “I was a bad girl. Don’t you want to punish me? Spank me daddy, pleaseeeeeeee”.
“Ma che cazzo vuole ‘sta qua?”, fu il mio pensiero in quel preciso momento.
Però, tutto sommato, aveva un bel culo, così le risposi: “Ok, i’ll punish you”.
Non avevo la benché minima idea di come avrei dovuto punirla, ma finsi di stare al gioco.
Dopo pochi minuti, visto che non avevo capito una mazza di quello che avrei dovuto scrivere, si stancò di me e non rispose più ai messaggi privati.
Controllai il suo profilo, per capire in che modo fosse giunta a me.
Nel mio avevo semplicemente scritto che ero un uomo adulto, single, etero e in cerca di compagnia femminile (che poteva essere semplice amicizia o qualcosa di più serio).
Sì, tra i miei contatti c’erano pure ragazze disinibite (per usare un eufemismo…), ma quella storia della punizione non era mai saltata fuori prima di quel momento.

A un certo punto, in sempre più profili, vidi comparire questa sigla: DDLG.
Mi si aprì un mondo di fronte agli occhi.
Cercai informazioni in Rete e scoprii i particolari di questo gioco di ruolo.
Aggiunsi ai miei contatti ragazze che, nelle rispettive descrizioni, riportavano la dicitura DDLG.
Mi sembrava una cosa tutto sommato innocente ma, per evitare seccature, evitai le minorenni (e ce n’erano taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaante…).
La mia età anagrafica era un vero e proprio lasciapassare per insinuarmi nelle loro grazie; quando si rendevano conto che ero impedito, però, mi sbattevano la porta in faccia.
Il problema non era come scrivere, ma cosa.
Tentai in tutti i modi di essere creativo ma, non avendo pratica, non potevo mascherare le mie lacune.

Ok, ti metto la mano intorno al collo come se volessi soffocarti.
Ok, t’infilo le dita in bocca fino alla gola.
Ok, ti strattono per i capelli.
Ok, ti sculaccio.
Ok, ti dico che sei la mia troia.
Ok, ma… perché dovevo farlo?
Non erano gesti che mi venivano naturali; in realtà non ne capivo proprio il senso, perché non riuscivo a entrare nella mentalità della girl.
Quando mi è capitato d’interpretare la parte del daddy, è sempre stata la girl a suggerirmi cosa voleva che le dicessi.
Una volta va bene, due anche; poi la girl si rompe perché pretende di essere sottomessa, quindi l’iniziativa ricade unicamente sul daddy.
Se non c’è spontaneità, anche il coinvolgimento mentale rischia di venire meno.
Centinaia di contatti dopo (e frasi che sono riuscite a mettere in imbarazzo persino me…), diciamo che ora posso considerarmi almeno un daddy di bronzo.
Non aspirando all’oro, penso proprio che mi accontenterò.

Ho conosciuto (virtualmente) tante girl su Twitter.
Su Tumblr, prima che vietasse il porno, c’era un vero e proprio esercito di ragazze 1*/2*enni, le quali dichiaravano un’età mentale molto inferiore a quella anagrafica.
Nei rapporti reali – e ben prima di conoscere il mondo DDLG – non sono mai andato oltre al nomignolo “papi”; anche in quel caso, però, si è sempre trattato di un rapporto alla pari.
Non ho mai provato un vero e proprio DDLG dal vivo ma, vedendomi impacciato anche in chat, credo che nella realtà non sarei da meno.
Come in altri contesti sociali (sessuali e sentimentali), ci sono ragazze che ti fanno sentire a tuo agio e altre che forzano la situazione; penso che occorra una sorta di predisposizione per certe pratiche.
C’è da dire che, essendo un rapporto che può essere basato anche sulle semplici coccole, a volte è pure molto piacevole e rilassante.
In alcuni casi mi sono veramente affezionato alla girl di turno, anche quando non c’è mai stato alcun tipo d’interazione sessuale.

Da un punto di vista psichiatrico non so se il DDLG vada classificato come perversione, parafilia o altro tipo di disturbo della sfera sessuale.
Non ho idea se sia una cosa della quale dovrei vergognarmi o se ne possa discutere apertamente come ho fatto ora.
Per quanto mi riguarda, fino a quando non si coinvolgono in pratiche perverse bambini e animali (ma anche adulti non consenzienti), si può fare quello che vuole.
Se provoca sensazioni piacevoli non può essere una cosa tanto brutta, no?

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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