Appartengo alla Generazione X, da molti sociologi considerata la più sfigata perché schiacciata tra il saldo ed egoistico tradizionalismo dei Boomers e il volubile e inconsistente progressismo dei Millennials.
Siamo una generazione apatica, senza valori e senza un’identità propria, ma abbiamo vissuto in pieno gli anni ’80, da più parti definiti “mitici”.
Personalmente questi giudizi non mi condizionano né in positivo né in negativo: sono solo opinioni come tante altre.
Anche oggi, da adulto, sento spesso lanciare critiche contro i giovani d’oggi, accusandoli esattamente delle stesse mancanza patite dalla mia generazione.
Quindi mi sorge un dubbio: non è che ogni generazione, rispetto alla propria, vede solo le cose negative di quella che la succede?
Non ho dati sufficienti per suffragare o confutare la mia teoria, quindi mi devo basare unicamente sulla mia esperienza personale.
Torniamo indietro nel tempo fino ai primi anni delle medie (metà anni ’80), quando avevo tra gli undici e i dodici anni.
Non avevamo computer (anzi, io avevo il Commodore 64, ma ero tra i pochi ad essere stato attratto dalla tecnologia fin da bambino), non avevamo Internet, non avevamo cellulari.
Ci si divertiva giocando in strada a pallone o a nascondino, ci si incontrava per copiare i compiti sbadatamente dimenticati, si discuteva sulle partite di calcio, sull’ultima puntata del Drive In o sulla nuova stagione di uno dei tanti anime – in prevalenza spokon e majokko – giunti in Italia in quel periodo.
Era il periodo delle prime imboscate nei portoni dei condomini per pomiciare in pace.
Era il periodo della mia cotta per Creamy (protagonista dell’omonimo manga/anime).
Era il periodo dei primi giornaletti porno e della perdita della verginità.
Non affronterò l’argomento in questa sede (e non so nemmeno se lo farò più avanti), ma vi basti sapere che, già alle elementari, ero attratto “sessualmente” dalle compagne di classe e dalle cugine.
Non scenderò nei particolari ma, quando iniziai le medie, avevo già fatto (consapevolmente) alcune cose che i miei coetanei non potevano nemmeno osare immaginare; forse non mi credereste nemmeno voi.
Quando dico che, alle medie, avrei voluto fare sesso con la professoressa di educazione fisica, intendo proprio quello che ho scritto e non qualcosa di generico e abbozzato.
Sapevo da tempo come si faceva e sapevo anche com’era fatta la vagina; e sì: mi piaceva già a quell’età.
A quanto pare, però, nella mia classe non ero l’unico relativamente precoce.
C’era questa compagna di classe (da ora: CDC) undicenne che, in cambio della merenda da mangiare durante la ricreazione, si rendeva disponibile per compiacere le libidinose attenzioni maschili.
Al mattino, prima di uscire di casa per andare a scuola insieme agli amici che abitavano nella stessa via, mia madre mi dava qualche spicciolo per comprare la merenda.
Secondo il nostro (poco tacito) accordo avrei dovuto comprare un pezzo di focaccia e un succo di frutta; quello era il tipo di merenda scolastica considerata più “salutare”.
A volte disobbedivo e compravo patatine e bibita in lattina; probabilmente mia madre non si sarebbe arrabbiata, ma non avrebbe nemmeno approvato tale scelta.
In realtà non compravo quelle cose per me, ma per la mia CDC: barattavo la merenda in cambio di alcuni “favori” (che, a seconda dell’umore della CDC, potevano essere anche castissimi bacetti da lontano…).
In cambio di tante patatine, ricevevo una sola patata (ma, ahimè, non nel modo in cui avrei tanto desiderato…).
Essendo uno dei pochi maschi della mia classe ricettivo a tali moine, divenni il bersaglio designato della mia CDC, che mangiava a sbafo in cambio praticamente di niente (se non della sua dignità, mi verrebbe da dire ora), visto che sicuramente non fui io a sverginarla.
L’anno successivo si fidanzò e il suo posto venne preso dalla sua migliore amica; le aveva effettivamente passato il testimone.
Lo sfruttamento reciproco (?) proseguì fino a quando anch’ella non si mise insieme a un nostro CDC.
Fu solo verso la fine delle medie che le cose cominciarono a farsi serie, grazie all’atteggiamento lascivo e disinvolto (direi proprio troieggiante) di una nuova CDC.
Quindi, come vedete, anche noi giovani di una volta ci comportavamo in maniera immorale; se avessimo avuto anche noi gli smartphone, avremmo fatto esattamente le stesse cose che fanno i giovani d’oggi.
Abbiamo fatto cose brutte e sbagliate oppure abbiamo semplicemente assecondato dei normalissimi impulsi naturali?
Mi verrebbe da dire la seconda, senza alcun dubbio.
Mi è capito di leggere qualche articolo nel quale si diceva che, tra i membri della Generazione Z, la verginità di perde sempre più tardi e addirittura la fine dell’adolescenza viene biologicamente posticipata oltre i vent’anni; personalmente lo trovo aberrante.
Alcuni giovani maturano prima di altri e manifestano le proprie esigenze fisiologiche con qualche irresponsabile atto di ribellione sessuale, ma questo credo sia un evento individuale e non globale.
Per quello che mi pare di osservare, anzi, mi sembra addirittura che tanti GenZ si stiano rammollendo a forza di stare sempre in famiglie iperprotettive.
Lo dobbiamo considerare un bene o un male?
A voi la parola.
Fantasma nero
Autore: Fantasma nero
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