Disturbo debilitante estivo

Il disturbo debilitante estivo non esiste, ma dovrebbe essere incluso nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).
Avete fatto caso che, se dite che la pioggia vi deprime e non potete uscire di casa, ricevete conforto, comprensione e solidarietà?
Se invece è il sole a provocarvi irritazione o peggio, allora diventate dei depressi cagacazzo che non si sanno divertire.
Diamo una definizione a questo “sapersi divertire”?
Ubriacarsi fino a vomitare pezzi di polmoni.
Farsi venire melanomi per ottenere un’abbronzatura invidiabile.
Stordirsi di musica così alta da spaccare un vetro antiproiettile.
Allora sì, sì e sì: etichettatemi come depresso cagacazzo che non si sa divertire.
Ma non mi considero né depresso né cagacazzo né una persona che non si sa divertire; mi piace solo farlo in maniera alternativa.
Io mi ubriaco dell’estasiante sensazione della solitudine.
Abbronzo la mia anima alla luce della luna o dei fulmini che squarciano il cielo durante un temporale.
Mi stordisco di silenziosi pensieri su “la vita, l’universo e tutto quanto” (cit.).
Purtroppo non cambierebbe niente se questo disturbo venisse incluso nel DSM: al limite ti darebbero una pasticca per tenerti buono e problema risolto.
Il mondo continuerebbe a restare tale e quale: sempre più chiassoso, sempre più infestato da idioti e sempre più bersagliato dai raggi del sole.
Ci sarà una pasticca per tenere a bada i sintomi del disturbo da rottura di coglioni?

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Mattina horror

Gli anni dal 1990 in poi sono coincisi con la mia iscrizione alla scuola superiore.
Ma non è di questo che voglio parlare.

In quel periodo tenevo il walkman nell’angolo in alto a destra del letto, tra il cuscino e il muro; poco più sopra c’era una scatoletta di cartone contenente le stilo che, quando non potevo acquistare quelle nuove, ero costretto a riciclare, sperando che il tempo avesse magicamente restituito loro un po’ di carica.
Se siete nati e cresciuti con i lettori mp3, non potete capire cosa si provava.
Con il digitale sentireste “Questa è la canzo” e stop.
Non c’è qualcosa, a livello uditivo, che ti preallerti che la batteria sta per esaurirsi: il lettore o è spento o è acceso.
Con l’analogico, invece, si cadeva nel grottesco: “Questa è la caannnzzzzooooonnnnnneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee…”.
E la voce diventava ombrosa, inquietante, malefica.
Era il segnale che le batterie erano state spinte al limite.
Potevi correre ai ripari e riciclare quelle vecchie (guadagnando, forse, quei secondi indispensabili per arrivare almeno alla fine della canzone) oppure dovevi aspettare di aver messo i soldi da parte per le stilo nuove.

Di fronte al letto c’era la scrivania con il computer e il materiale scolastico.
Le mensole appese alle pareti ospitavano librigame e racconti di Poe, alcune riviste (quasi tutte su calcio, videogiochi e film horror), un piccola collezione di Topolino, lo stereo, varie musicassette, i primi CD, dei film registrati su VHS, i floppy disk sui quali erano memorizzati i videogiochi.
I cassetti erano pieni di roba inutile: figurine di vario tipo, un vasetto di Skifiltor e roba che non ricordo nemmeno più.
Nello spazio tra cassetti e scrivania avevo nascosto qualche rivista porno; era più difficile imboscare le VHS perché non erano sottili come i supporti digitali odierni, ma non sono mai stato beccato dai miei genitori.

Su un mobiletto, il quale non aveva una posizione fissa, tenevo il televisore e, poco più in basso, il videoregistratore.
Già in quel periodo avevo capito di non essere tipo da uscite serali per andare in discoteca e dedicarmi allo sballo del Sabato sera; di conseguenza, nemmeno ascoltare musica (anche se qualcosa ascoltavo) era il mio passatempo primario.
Quando in tv trasmettevano il Festivalbar, imprecavo sempre ogni volta che sforava l’orario di chiusura; questo perché, subito dopo, c’era Notte horror.
Chi, in quel periodo, era più o meno mio coetaneo (e appassionato di film horror, ovviamente) dovrebbe ricordarlo.
E dovrebbe ricordare anche che la prima serata iniziava ancora alle 20:30 e la seconda intorno alle 22:30.

Ho scritto questo articolo perché volevo tentare di ricordare quand’è stata l’ultima volta che ho visto un film horror durante un temporale notturno nel periodo estivo.
Non lo ricordo, ma è sicuramente passato tanto, tanto, tanto tempo.
E mi manca.
Sono cambiate molte cose da allora, meteo (e clima, soprattutto) incluso.
Erano solo film horror, ma ogni tanto provocavano piacevoli brividi di paura.
Invece non trovo per niente piacevole la paura che ho ogni mattina, sapendo già che dovrò sopportare l’ennesima giornata di sole.
Ridatemi pure il Festivalbar (intanto non guardo più la tv), ma fate sparire ‘sto cazzo di sole.

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Arctic (spoiler)

Un film ambientato in luogo freddo (l’Artico, presumo) è l’ideale per provare a ignorare questo finto inverno che, ormai, è pure agli sgoccioli.

Ribaltate lo stereotipo del tipo che naufraga su un’isola deserta, dategli un aereo e lo vedrete unico superstite (anche perché era l’unico a bordo dell’aereo) su una landa ghiacciata.
Ovviamente, come l’omologo naufrago, dovrà anch’egli lottare per sopravvivere, ma i soccorsi arrivano quasi subito, quindi non può nemmeno godersi un po’ di solitudine in santa pace.
L’elicottero becca una turbolenza e si schianta: un soccorritore muore, l’altra rimane ferita; magari fosse morta anche lei…
Il protagonista non solo non viene salvato, ma è costretto pure a prendersi cura di un personaggio secondario di un’inutilità esasperante.
A un certo punto lui decide di raggiungere un campo base e traccia il percorso su una mappa; lei, visto che ha un taglietto sulla pancia, rimane a oziare per tutta la durata del film.
Il prode cavaliere è costretto a effettuare una lunga deviazione (prolungando di tre giorni la camminata in mezzo alla neve, vivacizzata da qualche tormenta di tanto in tanto e da un orso bianco che mostra palesemente intenzioni amichevoli nei confronti degli umani), perché la palla al piede è pesante e non riesce a issarla sulla cima di una parete rocciosa.
Se fosse stato da solo, in due giorni sarebbe arrivato a destinazione.
Con ancora il campo base molto lontano, lui a un certo punto la crede morta e l’abbandona.
Il karma lo colpisce e precipita in un dirupo.
Si trascina fino in cima con una gamba ferita e torna dalla donna che, sorpresa, è risorta.
Proseguono il cammino; anzi, lui prosegue: lei continua a farsi trascinare.
Arrivano quasi all’estremità della landa ghiacciata, dove si comincia a intravedere la vegetazione.
Lui percorre una cinquantina di metri da solo, per capire quale direzione prendere.
In lontananza vede un elicottero e due soccorritori che, con lo sguardo, sono rivolti nella sua direzione.
Il genio ha con sé un razzo segnalatore, ma cos’è che fa?
Lo estrae subito, senza perdere un solo istante?
Macché: torna indietro dall’amichetta, la trascina con sé e solo a quel punto accende il razzo; peccato che, avendo perso l’attimo, i soccorritori siano ormai intenti a salire sull’elicottero, non notandolo minimamente.
La speranza si squaglia come neve al sole quando l’elicottero sparisce dietro una montagna.
Lui consola lei dicendole che non la lascerà sola.
Muoiono così.
Dopo cinque secondi si vede l’elicottero che atterrà proprio alle loro spalle.

È impossibile rimanere seri guardando questo film.

Fantasma nero

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La mia anima storta

Ho un’anima storta, sbilenca, claudicante.
È storta perché una parte di essa pende sempre più delle altre.

A volte è la mente a primeggiare, ma deve fare i conti con una ferrea e cinica razionalità che non mostra il fianco e finisce per farsi scappare l’attimo.
A volte vince il cuore, ma i suoi battiti echeggiano con una tal passione che implode su se stesso, si accascia e muore, risorgendo sempre con qualche cicatrice in più.
A volte svetta fiero il signor testa di cazzo, ma combina così tanti pasticci che meriterebbe di diventare il protagonista di un racconto di Collodi.

È tutto un continuo susseguirsi di tentativi casuali e di gesti volontari, di tentativi volontari e di gesti casuali.
Nulla si crea, nulla si distrugge?
È l’esatto opposto: tutto si crea, tutto si distrugge.

Fantasma nero

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Vaffanculo mondo

Il momento più brutto della giornata è al mattino, quando mi sveglio e proietto corpo e mente verso la gravosa sopportazione di un nuovo lungo, interminabile, maleodorante giorno.
Essendo destinato anche io a privarmi, presto o tardi, di queste pesanti spoglie mortali, sarebbe meglio se il caso mi togliesse l’incombenza proprio quando sono rifugiato nel mondo dei sogni.
Purtroppo non mi è data tale possibilità di scelta, quindi eccomi qui, volontariamente recluso in un mondo virtuale ormai sterile di emozioni.
Per fortuna oggi non ho impegni nella vita reale, quindi posso maledire il sole rimanendo confinato tra le pareti di casa.

I miei occhi sono già feriti dai primi timidi raggi di luce e la mia anima si sta già dissanguando, come se la stella che riscalda il nostro pianeta avesse assunto le sadiche fattezze di un inquisitorio Torquemada.
Metaforicamente parlando, sentirsi morire proprio nell’istante in cui la vita dovrebbe risorgere, mi sembra una faraonica presa per il culo.
Mi chiedo: “Cosa c’è di sbagliato in me?”.
Ma mi dico anche: “Questo mondo sbagliato fa schifo”.

Forse ho capito quale potrebbe essere, se non fossi allergico alle convenzioni sociali, il mio saluto del mattino: vaffanculo mondo.

Fantasma nero

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Pericolo di crollo

Immaginate una diga.
Immaginate che, orizzontalmente, sia suddivisa in dieci livelli, in modo da capire con un semplice sguardo quanta acqua trattiene tra le proprie pareti.
Immaginate che, nel mondo della diga, nei mesi caldi piova tantissimo e non cada nemmeno una goccia d’acqua nei mesi freddi.
Immaginate che, alla fine dell’estate, la diga sia sempre piena per 9/10.
Nei mesi freddi l’acqua in eccesso (il livello da mantenere costante è 5/10) viene fatta defluire, in previsione delle nuove piogge.
Succede però qualcosa che inceppa il collaudato meccanismo: l’acqua non riesce a defluire e la diga rimane piena per 9/10.
Non è tutto: si sono verificate delle piogge improvvise e il livello è salito a 10/10.
Se non si correrà ai ripari, in estate l’acqua tracimerà o farà addirittura crollare la diga, provocando una strage.

La diga è il mio livello di sopportazione, l’acqua è tutto quello che concerne l’estate (sole, caldo, luce, casino, etc.).

Fantasma nero

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Resistenza al limite

Mentre mi accingo a scrivere queste parole, le mie mani battono pesanti e doloranti sui tasti, come se fossero trafitte da spilli acuminati e roventi.
Non ho un problema fisico, ma mentale.
Il problema lo vedo con la coda dell’occhio, proprio fuori casa.
Questo problema è il sole.
Il problema è la tiepida giornata primaverile, quando invece dovremmo essere ancora in pieno inverno.
Il problema è che, mentalmente, mi sento come se la mia anima venisse lacerata da questi angoscianti raggi di luce.
Il problema è che, più andremo avanti, e più ci saranno luce e caldo.
Il problema è che non so come farò a sopportare tutto questo.

Fantasma nero

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La pietra tombale dell’amore

Quando un’amicizia prende la piega dell’infatuazione, il percorso si divide dando vita a un bivio.
Una di quelle strade conduce all’innamoramento e poi, se qualche fortunata congiunzione astrale lo permette, all’amore.
L’altra strada punta sulla praticità e porta dritti alla scopamicizia.
È vero che nemmeno il primo caso è esente da errori di percorso (anzi…), ma il secondo è quello che, più di tutti, rischia di generare situazioni complicate.
Statisticamente parlando, non è mai un bene.

Alle fine dei giochi ti accorgi non di intrecciare numerose relazioni amichevoli, ma di collezionare rapporti atti a privilegiare la soddisfazione sessuale; finiti quelli (e finiscono…), in mano non ti rimane più nulla, nemmeno l’amicizia.
Anche partendo con le migliori intenzioni, quando l’attrazione mentale (e per la fica) diventa troppo forte per resisterle qualcosa, nel rapporto, comincia a incrinarsi.
Si perde il piacere di condividere i propri pensieri casti e si guadagna qualcosa nella condivisione delle fantasia sconce; ma lo scambio non è affatto equo.
Non è sufficiente dire “Torniamo al punto di partenza”, perché non è più possibile.
Hai partecipato in prima persona ai momenti d’intimità di quella persona, momenti che hanno condotto all’orgasmo e al quale si è giunti con una profonda e remissiva complicità sessuale.
Hai denudato te stesso – letteralmente, è il caso di dirlo – non più solo nell’anima, ma anche nel corpo; non ti è dispiaciuto farlo, ma senti che non ti ha lasciato confortanti sensazioni di agio.
Se non t’innamori, è tutto fine a se stesso.

E no, non impari dalle lezioni precedenti.
Dici a te stesso che, finché sei single, è giusto anche spassarsela senza impegno.
Tuttavia, almeno ogni tanto, vorresti che quell’infatuazione iniziale conducesse a un rapporto più profondo e stabile.
Vorresti che quei baci scolpissero dolci carezze nel cuore e non si limitassero ad anticipare arrapanti pompini con ingoio.
Vorresti, ma non sei tu a decidere d’innamorarti.
Forse il tuo cuore ha smesso di battere da tempo e non te ne sei nemmeno reso conto.
Forse sei morto quell’ultima volta che hai detto “Ti amo”.

Fantasma nero

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Idiocracy

Avete mai visto Idiocracy?
Il film, in sé, non è una perla del cinema, ma offre un interessante spunto riflessivo sulle conseguenze di una società dominata dagli idioti (come quella attuale, tanto per capirci).
Se non l’avete fatto, recuperatelo.
Intanto mi sono preso la briga di cercare l’inizio del film e proporvelo, perché riflette abbastanza fedelmente l’opinione che io stesso ho dell’umanità.
Buona visione.

Fantasma nero

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Domenica

Non mi piace la Domenica, ma oggi è più sopportabile perché non c’è il sole; credo che stia anche piovigginando.
È una giornata malinconica e, per questo, gradita, perché reca sollievo alla mia anima appesantita dalla frenesia di un mondo costantemente bersagliato dai gioiosi raggi del sole.
Inoltre ho ricevuto un buongiorno decisamente piacevole; di solito non li gradisco, perché contribuiscono solo ad alimentare la mia avversione per la gente.
Non è una giornata perfetta ma, almeno per qualche ora, posso prendermi una pausa dal mio insopprimibile malumore.

Fantasma nero

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