Gli anni dal 1990 in poi sono coincisi con la mia iscrizione alla scuola superiore.
Ma non è di questo che voglio parlare.
In quel periodo tenevo il walkman nell’angolo in alto a destra del letto, tra il cuscino e il muro; poco più sopra c’era una scatoletta di cartone contenente le stilo che, quando non potevo acquistare quelle nuove, ero costretto a riciclare, sperando che il tempo avesse magicamente restituito loro un po’ di carica.
Se siete nati e cresciuti con i lettori mp3, non potete capire cosa si provava.
Con il digitale sentireste “Questa è la canzo” e stop.
Non c’è qualcosa, a livello uditivo, che ti preallerti che la batteria sta per esaurirsi: il lettore o è spento o è acceso.
Con l’analogico, invece, si cadeva nel grottesco: “Questa è la caannnzzzzooooonnnnnneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee…”.
E la voce diventava ombrosa, inquietante, malefica.
Era il segnale che le batterie erano state spinte al limite.
Potevi correre ai ripari e riciclare quelle vecchie (guadagnando, forse, quei secondi indispensabili per arrivare almeno alla fine della canzone) oppure dovevi aspettare di aver messo i soldi da parte per le stilo nuove.
Di fronte al letto c’era la scrivania con il computer e il materiale scolastico.
Le mensole appese alle pareti ospitavano librigame e racconti di Poe, alcune riviste (quasi tutte su calcio, videogiochi e film horror), un piccola collezione di Topolino, lo stereo, varie musicassette, i primi CD, dei film registrati su VHS, i floppy disk sui quali erano memorizzati i videogiochi.
I cassetti erano pieni di roba inutile: figurine di vario tipo, un vasetto di Skifiltor e roba che non ricordo nemmeno più.
Nello spazio tra cassetti e scrivania avevo nascosto qualche rivista porno; era più difficile imboscare le VHS perché non erano sottili come i supporti digitali odierni, ma non sono mai stato beccato dai miei genitori.
Su un mobiletto, il quale non aveva una posizione fissa, tenevo il televisore e, poco più in basso, il videoregistratore.
Già in quel periodo avevo capito di non essere tipo da uscite serali per andare in discoteca e dedicarmi allo sballo del Sabato sera; di conseguenza, nemmeno ascoltare musica (anche se qualcosa ascoltavo) era il mio passatempo primario.
Quando in tv trasmettevano il Festivalbar, imprecavo sempre ogni volta che sforava l’orario di chiusura; questo perché, subito dopo, c’era Notte horror.
Chi, in quel periodo, era più o meno mio coetaneo (e appassionato di film horror, ovviamente) dovrebbe ricordarlo.
E dovrebbe ricordare anche che la prima serata iniziava ancora alle 20:30 e la seconda intorno alle 22:30.
Ho scritto questo articolo perché volevo tentare di ricordare quand’è stata l’ultima volta che ho visto un film horror durante un temporale notturno nel periodo estivo.
Non lo ricordo, ma è sicuramente passato tanto, tanto, tanto tempo.
E mi manca.
Sono cambiate molte cose da allora, meteo (e clima, soprattutto) incluso.
Erano solo film horror, ma ogni tanto provocavano piacevoli brividi di paura.
Invece non trovo per niente piacevole la paura che ho ogni mattina, sapendo già che dovrò sopportare l’ennesima giornata di sole.
Ridatemi pure il Festivalbar (intanto non guardo più la tv), ma fate sparire ‘sto cazzo di sole.
Fantasma nero
Autore: Fantasma nero
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