Al termine di questo film ho cominciato a odiare ancora di più i bambini.
Ma devo ammettere che pure il protagonista adulto si è comportato da scemo integrale.
Riassumo brevemente la storia.
Lui, l’adulto scemo, è un insegnante di scuola per l’infanzia.
Lei, la bambina di merda, è un’iscritta della medesima.
Un giorno la bambina bacia l’insegnante sulla bocca e gli regala un cuore, ma viene ovviamente respinta.
Alcuni giorni dopo due ragazzi (forse i cugini?) le mostrano una foto porno – commentandola volgarmente – e a lei gira l’umore di dire che l’insegnante le ha fatto vedere il proprio pene in erezione.
Da lì scatta il comprensibile sdegno della comunità, con tutte le spiacevoli conseguenze del caso.
Lui è scemo, come ho già detto.
Ha una collega figa che si dichiara per prima, che gli telefona per prima e che gliela sbatte praticamente in faccia.
Lui che fa?
Dopo aver lasciato sempre a lei l’iniziativa, la invita finalmente a casa propria e si mette a giocare col cane.
Per fortuna lei gli fa capire che è ora che il quattro zampe si tolga dai coglioni, perché devono scopare.
Imbecille.
Dopo qualche giorno, con ancora l’accusa di molestia sul groppone, la bambina va a trovarlo a casa senza avvertire i genitori; lui, invece che sbatterle la porta in faccia, parla amabilmente con lei e le tocca pure un braccio di fronte alla scopamica.
Un ritardato integrale.
E non è tutto.
Lo prendono letteralmente a lattine in testa, gli tirano pugni in faccia e gli uccidono il cane; un anno dopo (presumo dopo essere stato discolpato da tutte le accuse) ‘sto fesso si comporta amabilmente con loro come se niente fosse successo.
Durante una festicciola, il cretino parla con la bambina di merda (ovviamente mentre sono soli) e la prende pure in braccio.
A momenti se la spalma addosso, tanto le è affezionato.
Sarebbero da mandare entrambi a fanculo.
Comunque, essendo lui un cacciatore di merda, è giusto che gli siano capitate tutte quelle disgrazie: così impara a sparare a Bambi (mi sa che, nel film, hanno ucciso davvero un cervo).
Verso la fine, a un certo punto, si capisce che qualcuno ancora sospetta di lui e cerca di ucciderlo.
Questo film fa venire la paranoia, e non basta nemmeno dire “Non mi succederà mai, perché non lavoro a contatto coi bambini”.
A causa dell’uso scellerato dei social network, in India alcune persone sono state linciate perché accusate di essere pedofile; poi si è scoperto che non era vero.
È sufficiente che qualcuno pubblichi una tua foto su Facebook e scriva che sei un pedofilo (o qualsiasi altra cosa che generi sdegno nella collettività): saresti rovinato.
Denunceresti quei criminali e ti discolperesti nelle opportune sedi, ma il tarlo del dubbio si sarebbe inevitabilmente insinuato nella mente di alcune persone.
Quindi sì: può accadere a chiunque e le conseguenze sarebbero devastanti.
Fantasma nero
Autore: Fantasma nero
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