Questo articolo è tratto da una storia vera e contiene un linguaggio sessualmente esplicito.
Per ovvie ragioni non rivelerò né cognome né nome della mia prof d’inglese delle superiori.
Aveva un’età approssimativa tra i 35 e i 40 anni.
Era alta 1,70 metri circa.
Portava i capelli corti, pettinati quasi a spazzola; talvolta sembravano tinti con una tonalità tendente al rossiccio.
Dai lobi pendevano sempre orecchini vistosi.
Si truccava leggermente.
Indossava abitualmente una camicetta leggera che lasciava intuire la forma del seno (a coppa di champagne), una gonna che arrivava alle ginocchia e scarpe con i tacchi.
Mi faceva impazzire la forma della bocca (avete presente l’attrice Vera Farmiga?).
Una mattina come un’altra, a metà lezione, la prof si accorse di aver dimenticato in sala insegnanti alcune fotocopie da consegnarci in vista del compito in classe.
Chiese a una bidella di controllare la classe in sua assenza e a me di accompagnarla per aiutarla a portare le fotocopie.
Usciti dall’aula, e ancora molto lontani dalla sala insegnanti, mi prese per un braccio e mi spinse all’interno del bagno degli insegnanti.
Rimasi in silenzio, non avendo ancora intuito le sue intenzioni.
Appoggiò le proprie mani sulle mie spalle e m’invitò a sedere sul water.
S’inginocchiò e accarezzò avidamente la patta dei miei pantaloni.
Inghiottii nervosamente la saliva, perché temevo che capisse che ero eccitato.
Tirò giù la cerniera e infilò una mano all’interno dei pantaloni.
Tenendolo saldamente in mano, estrasse il mio cazzo duro e cominciò a succhiarlo.
Sentivo la sua lingua leccarlo dalle palle fin sulla punta della cappella.
Chiusi gli occhi e piegai la mia testa all’indietro, pronto a farle ingoiare tutta la sborra che le avrei schizzato in bocca.
Si fermò sul più bello e si alzò.
Pensai: “Troia”.
Si sollevò la gonna, divaricò le gambe e si sedette sulle mie.
Vidi che non indossava le mutandine.
Vidi che aveva la fica pelosa.
Si sfregò fradicia di piacere sul mio cazzo, poi se lo infilò dentro.
Pensai: “E il preservativo?”.
Si mosse velocemente su e giù, tenendo le mani appoggiate sulle mie spalle.
Gemeva silenziosamente, ma ogni tanto faticava a controllarsi.
Io ero completamente in suo potere.
Dopo pochi istanti il mio cazzo schizzò dentro la sua fica un caldo e denso getto di sborra.
Rimanemmo in quella posizione per un paio di minuti, giusto il tempo di riprendere fiato.
Mi baciò sulle labbra, si alzò, ci sistemammo i vestiti in fretta e furia e mi disse di aspettare, perché prima di uscire doveva controllare che non ci fosse nessuno nei dintorni.
A quel punto andammo in sala ingegnanti.
Qualche giorno dopo la fine dell’anno scolastico, quando ormai i giochi erano fatti e si sapeva già chi sarebbe stato promosso, rimandato e bocciato, la lezione d’inglese aveva lasciato spazio al cazzeggio collettivo, complice il caldo che stava preannunciando l’estate.
Ero seduto nel primo banco a farmi gli affari miei, quando il mio sguardo si posò sulle gambe della prof.
Indossava sempre la solita gonna grigia, ma quella volta era leggermente sollevata e si vedeva una porzione di coscia.
In preda a un’incontrollabile eccitazione, le chiesi di poter andare in bagno.
Uscii dall’aula, entrai nei bagni degli studenti e mi feci una sega.
Nel paragrafo precedente potete leggere la fantasia che mi aveva accompagnato in quel momento.
Fantasma nero
Autore: Fantasma nero
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