L’insolito sospetto

Alcune persone, per sentirsi vive, devono fare ricorso a vari espedienti.
C’è chi si sballa con droghe e/o alcolici.
Altri praticano adrenalinici sport estremi.
Menzioniamo pure i dipendenti da gioco d’azzardo.
Io ho sempre pensato che, per sentirmi vivo, avrei dovuto provare un sentimento d’amore.
L’amore mi provoca una sensazione di benessere, quasi mi anestetizza; in realtà m’inebetisce proprio.
Per tutto questo tempo, però, potrei essermi clamorosamente sbagliato.

Ecco alcuni miei romanzi preferiti: I dolori del giovane Werther, Le affinità elettive, Cime tempestose, Storia di una capinera, Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Cos’accomuna questi romanzi?
L’amore.
No, ed è qui che mi sono ingannato per tanto tempo.
Non l’amore, ma il dolore.
Io, per sentirmi vivo, devo provare quel tipo di dolore scaturito dall’intensità di un amore tormentato.
Volete le prove?

Perché cedo alle maliziose attenzioni di ragazze molto più giovani di me?
Perché m’inebria la tentazione di approcciarmi a donne sposate?
Forse per il gusto del proibito.
Forse perché con loro non mi devo impegnare.
O forse perché inconsciamente so che, date le circostanze, sono tutte relazioni destinate a concludersi provocando ferite profonde.
È il dolore la mia linfa vitale, non l’amore.
Sono costretto a ridimensionare il valore dell’ossitocina.
Non ne ho la certezza assoluta, ma ormai è diventato molto più di un semplice sospetto.

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Ok, se proprio devi… no, non scrivermi lo stesso.

Un lenzuolo troppo spesso

È incredibile come, prima di aprire questo blog, sentissi il bisogno di esprimere quello che reprimevo dentro di me.
Ancora più incredibile è che, ora che l’ho aperto, non riesca a lasciar uscire fuori quelle emozioni.
Non so se sia realmente una mancanza di stimolo da parte mia; forse è solo consapevolezza che mancano quegli occhi che dovrebbero leggere le parole qui scritte.
Possibile che, nella mia amata solitarietà, dipenda così tanto dall’astrattezza di questa fantomatica persona?
Sarà colpa del lenzuolo nero che indosso?

Fantasma nero

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Alla damigella senza smartphone

Ancor! Ancor impreco mesto fato!
Mi tormento bramando acerbo dono.

Trafiggo cor ch’avete abbacinato
in amaro disio m’abbandono.

Vostr’alma, lo confesso, ho amato
inerme cedo al silente frastuono.

© Fantasma nero

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Dilemma senza risposta

Quand’è che le cose hanno cominciato ad apparirmi così complicate?
Dov’è finita quella leggerezza – al limite dell’indifferenza – di assorbire le cose che più mi davano fastidio?
E in quale occasione, sfumato il raggiungimento di un obiettivo, ho perso lo stimolo di cercare un’alternativa?
Mi sento intralciato da me stesso, come se fossi appena uscito dall’adolescenza e dovessi ancora capire che tipo di persona voglio diventare.
Non equivale a un nuovo inizio: è più consapevolezza di giacere già sulla sponda finale.

Fantasma nero

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Un nero insufficiente

Nel lenzuolo nero che indosso da ormai troppo tempo, ho ritagliato due fori per gli occhi: sia mai che, in un momento di disattenzione, il lenzuolo si sfili e mi lasci privo di protezione, rendendomi riconoscibile agli altri.

Più che lenzuolo, mi servirebbe una coperta: non mi devo riscaldare, ma schermare dai penetranti e molesti raggi del sole.
Abito in una zona climatica F, siamo a Febbraio e, alle 6 del mattino, c’erano 10°C; vi pare una cosa normale?
Forse non dovrei abitare in una normale casa, ma in una cripta.

Sui blog, pubblicando un post al mattino, si usa augurare il buongiorno ai propri lettori, ma io non ci riesco.
Non è maleducazione: semplicemente non lo considero buono.

Fantasma nero

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Verginità

Dal punto di vista di una donna, la verginità femminile è un dono o una zavorra?
E per un uomo (parlo sempre di verginità femminile)?

Vi racconto la storia di quest’amica 33enne che ho frequentato per un po’ di tempo; sapevo che era vergine, ma non mi sono mai posto il problema perché non avevo intenzione di fare sesso con lei.
A un certo punto le salta in mente l’idea di provare a metterci insieme, così effettuiamo una “simulazione di relazione” (è più facile a fare che a spiegare).
Memore di una non proprio esaltante esperienza simile (ma, in quel caso, si trattava di relazione sentimentale vera e propria), dalle sue parole comprendo che non avrei avuto vita facile.
Utilizza spesso il termine “fare l’amore” anziché “fare sesso”, quindi capisco che, dentro di sé, cela uno tsunami di idilliache aspettative che, alla prima delusione, o si ammazza o ammazza me o entrambi.
L’ho messa di fronte all’eventualità che, dopo aver “fatto l’amore”, la relazione sarebbe potuta andare anche male, quindi io sarei diventato il diabolico malfattore della sua purezza violata.
L’unico modo sicuro che ho avuto per dimostrarle rispetto non è stato assecondare i suoi tempi (perché, in tal caso, avrei soffocato me stesso), ma dirle chiaramente che non avevo intenzione di essere il primo.
Se fossimo arrivati a quel punto, per me si sarebbe trattato di “scopare”, non di “fare l’amore”.
Non volendosi più accontentare nemmeno dell’amicizia, ha preferito troncare del tutto ogni rapporto.
Scelta che ho rispettato, così come lei ha dovuto rispettare me.

Avete idea di quanto sia mentalmente stressante, per un uomo, dover essere all’altezza di determinate aspettative, quando poi nessuna delle due parti in causa ha nemmeno in mente quale forma esse abbiano?
Perché bisogna trasformare il sesso in un evento epocale?
A volte è davvero meglio essere uno dei tanti e passare inosservato…
Un conto è essere due liceali, entrambi vergini, che partono dalla stessa linea di partenza: acquisiscono esperienza e scoprono azioni e reazioni insieme.
Quando un’adulta si aspetta ancora una relazione “adolescenziale”, però, sinceramente non riesco ad adattarmi.
È possibile che molti uomini godano a deflorare l’ignuda verginella, ma io non nutro tale desiderio.
Se proprio devo iniziare una relazione, preferisco farlo con qualcuna che proceda col mio stesso passo, accanto a me.
Con questo non voglio dire che me l’aspetto porca, assatanata e libidinosa; da questo punto di vista mi considero quasi all’antica.
Non mi eccitano quei rapporti violenti – anche se consensuali – dove si interpretano i ruoli padrona-schiavo/padrone-schiava o si utilizzano strumenti sadomaso.
A me interessa che lei sia mia complice in tutto e per tutto, quindi che capisca quando è lei a poter prendere l’iniziativa e che sappia lanciare segnali quando vuole che sia io a farlo.
Soprattutto me l’aspetto decisa: se vuole farlo si fa, se non vuole non si fa; non sopporto i forse che mi bloccano in una grigia incertezza.
Con una vergine come fai ad adattarti ai suoi ritmi?
Hai sempre il timore di commettere un errore irrimediabile.

Qualcuna me lo spieghi: a che serve preservarsi tanto a lungo?
Capisco che si voglia attendere la persona giusta, ma prima o poi gli ormoni premono, o no?

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Un mio segreto

Pur amando la solitarietà (termine che sta a indicare la solitudine per scelta), ogni tanto – coincidente col mio plenilunio umorale – abbisogno di uscire dal mio letargo sociale e intrecciare qualche interazione mentalmente stimolante; nel caso specifico, è da ricondurre a uno scambio di pensieri in forma esclusivamente privata, che sia sotto forma di e-mail.
Come un cane da tartufo, passo al setaccio i siti preferiti (ma ne cerco anche nuovi): dopo un paio d’anni d’assenza, la scelta ricade su un sito di amici per corrispondenza.
Conosco bene l’utenza media che lo frequenta, quindi so già di dovermi aspettare mediocrità in gente che vive molto male la propria solitudine; non per questo, però, devo tradire me stesso.
Pubblico il mio annuncio, come sempre molto dettagliato ed espresso in un italiano il più semplice e preciso possibile.
Elenco una serie di caratteristiche che ricerco tassativamente nella persona che sceglierà di contattarmi: femmina, colta e altri requisiti che non indico perché potrebbe ricondurre alla mia vera identità.
Nell’annuncio mostro già da subito quali sono i miei aspetti caratteriali più spigolosi, così da non illudere nessuna.
Non m’interessa fingere di essere chi non sono per aumentare la mia visibilità: cerco solo qualcuna che mi apprezzi nel mio essere spontaneo (nel bene e nel male).
Tra me e me penso che non mi scriverà nessuna.

Sono stato rigidamente selettivo per due ragioni precise: per evitare perdite di tempo da ambo le parti e per applicare un filtro iniziale (se non sei in grado di comprendere quello che scrivo e trovi complicato concentrarti su un testo lungo, allora le tue facoltà cerebrali sono ridotte all’essenziale, quindi non fai per me…).
Trattandosi di corrispondenza privata, penso di avere il sacrosanto diritto di decidere a chi dedicare il mio tempo e affidare i miei più intimi segreti; ho scritto una fesseria?
In un blog pubblico accetto d’interagire con tutti (anche in maniera critica), ma privatamente posso imporre dei limiti o no?
Trascorrono pochi minuti e ricevo già le prime e-mail.
Sono ragazze/donne (non precisano l’età) che confessano candidamente di non possedere i requisiti richiesti, e lo fanno pure in un italiano infarcito di errori e punteggiatura generosamente elargita a casaccio.
Avendo scritto che non avrei replicato in mancanza di requisiti, mi comporto in maniera coerente: cestino all’istante senza fornire spiegazioni.
Giungono i primi insulti pubblici all’annuncio: mi accusano di essere troppo selettivo e di non saper scendere a compromessi; certo, l’ho anche precisato nell’annuncio, quindi perché cascano dalle nuvole?
Qualcuna si azzarda a dire che sono un fake solo perché non rispondo alle e-mail; anche qui, se anticipo che non rispondo in mancanza di requisiti, perché ti aspetti lo stesso una risposta?
Me ne frego e li lascio parlare: il silenzio è il metro di misura della considerazione che nutro nei loro confronti.

Trascorre una settimana, cancello l’annuncio e ne pubblico uno nuovo; anch’esso è molto dettagliato e sfrutta tutti i caratteri che il form mi mette a disposizione.
Vengo nuovamente contattato da ragazze/donne che non posseggono i requisiti richiesti, vengo nuovamente bersagliato pubblicamente da insulti immotivati e infantili; nuovamente, li ignoro tutti e procedo dritto per la mia strada.
C’è questa tipa che mi scrive quattro o cinque volte; se avessi fatto io una cosa simile, che sono un maschio, avrei già trovato i carabinieri sotto casa…
Mi dice di non riuscire a sopportare la solitudine, ma io non sono lì per alleviare il dolore di chicchessia.
Al quarto annuncio ricevo finalmente la risposta che cercavo: una ragazza in possesso di tutti i requisiti richiesti si palesa ai miei occhi.
Mi dà del voi, quindi rispondo allo stesso modo; non potete nemmeno lontanamente immaginare quanto mi elettrizzi mentalmente scrivere in quel modo.
Ammette di avere 16 anni (a voi dico solo che io ne ho più di 40), ma non mi pongo il problema perché so di non avere secondi fini.
Quant’è bello leggere quello e come lo scrive…
Si esprime con un’eleganza e uno stile che non ho mai intravisto nemmeno nelle mie coetanee (anzi…); non di lei, ma della sua scrittura m’innamoro all’istante.
Finalmente trovo colei che stavo cercando.
Non è una vera e propria musa, ma una corrispondente alla pari (e, in una certa misura, addirittura superiore a me).

Alla seconda e-mail mi manda una sua foto, anche se non l’ho richiesta.
È sicuramente carina, ma non le dico niente e, soprattutto, non le mando la mia: potrebbe pensare che voglia provarci e scapperebbe via.
Ci credete che, da un punto di vista puramente mentale, ero già gratificato così?
Non fantasticavo su nulla, non mi ero creato né illusioni né fantomatiche aspettative. Io scrivevo un’e-mail, lei scriveva un’e-mail: può sembrare poco, ma per me andava bene così.
Alla terza e-mail mi rivolge una domanda che mi spiazza e mi chiede se, in futuro, ci potrà essere la possibilità di considerarla la mia ragazza.
A quel punto capisco perché mi aveva mandato una foto.
Rispondo nella maniera più diretta e sincera possibile e spiego che, se anche iniziassi a provare dei sentimenti nei suoi confronti, li terrei per me, perché mi sentirei in imbarazzo a frequentare una ragazza che potrebbe essere mia figlia.
Le racconto pure delle mie esperienza passate, per motivare il mio diniego.
Può sembrare paradossale, ma sarebbe stato meno peggio se mi avesse chiesto di fare sesso: per quello bastano attrazione fisica e una buona dose di ormoni, ma una relazione seria implica, per arrivare a un esito almeno soddisfacente, troppe variabili.
Convinto di ricevere la sua approvazione (una parte di me pensa che mi abbia voluto mettere alla prova sgamando, con quella domanda, un mio subdolo tentativo di portarmela a letto), mi riserva invece parole fredde e amareggianti avvisandomi di voler troncare lì la corrispondenza.
Che bello…
Cerco di farle capire che non ho losche intenzioni ed è lei, invece, ad averle.
Penso di avere diritto a una risposta, ma mi liquida con il video di una canzone malinconica.

Come sempre mi capita in queste occasioni, mi lascio andare ai miei soliti film mentali.
Comincio a sospettare che, sotto sotto, forse non era intenzionata veramente ad avviare una relazione sentimentale con me.
Forse voleva solo sentirsi desiderata, per poi rispondermi: “Ma chi ti vuole, vecchio pervertito!”.
Ne ho già conosciute ragazze così, quindi perché escludere a priori la validità di questa teoria?
Una parte di me comincia a fissarsi su questo pensiero e, complice il senso di vuoto che provo a causa della sua mancanza, pubblico un secondo e un terzo annuncio, rivolgendomi a lei in maniera indiretta.
Non possono mancare gli immancabili insulti di gente che sguazza nella melmosa palude della solitudine; che ci affoghino pure, ho altro a cui pensare.
Abbocca all’esca, ma solo per impormi di smetterla di cercarla, anche se indirettamente.
Così, ahimè, ho fatto, ma si è rivelato un pesante sacrificio.

Visto che lei non ha modo di leggere quello che sto scrivendo qua, credetemi se dico che, se avessi avuto un secondo fine, avrei risposto affermativamente alla sua richiesta.
Me ne sarei potuto fregare dei suoi sentimenti, spassarmela per soddisfare i miei porci comodi e poi lasciarmela alle spalle.
Ma non l’ho fatto perché mi piaceva davvero quel suo modo di scrivere, così intenso e sublime da catapultarmi nelle vesti del protagonista di un romanzo di Goethe.
La nostra corrispondenza privata era l’alchimia mentale perfetta, la pietra filosofale dei rapporti epistolari.
Avendo frequentato anche qualche mia coetanea, posso confermare che maturità mentale ed età anagrafica non sempre evolvono di pari passo.
Era molto giovane ma anche molto matura e colta per quell’età.
Non aveva lo smartphone e, come amici, c’erano solo i libri; probabilmente si sentiva un’aliena tra i propri coetanei, quindi avevamo in comune anche questa sorta di doppio legame con il nostro essere solitari.
E poi che bello ricevere la notifica riportante quel suo nobile nome (che non rivelerò), così fortemente legato alla sacra arte della scrittura.
Parlando unicamente per me, ho percepito la nostra come una connessione tra anime affini.
Immaginate di prenderle e di sovrapporle: ne vedreste solo una, tanto sono coincidenti le loro sagome.
Pensate che sia ridicolo che un 4*enne possa appassionarsi alla scrittura di una 16enne, arrivando addirittura a innamorarsene (della scrittura, non della ragazza)?
A me, purtroppo o per fortuna, è successo.
Ho assaporato la dolcezza della sua presenza e l’amarezza della sua perdita.
Sono abbastanza cresciuto da riuscire a sopportare questo tipo di dolore, ma non così tanto da rimanerne indifferente.
Perché è nata così tardi?

Questo blog è stato aperto in suo onore, con lo stesso username con il quale ho avuto modo di conoscerla: eternomisantropo (anche se WordPress ha aggiunto quell’art finale che non c’entra niente).
Al blog è associato l’indirizzo e-mail in suo possesso: forse, inconsciamente, l’ho fatto per non chiuderlo e lasciarle la possibilità di tornare.
Naturalmente sfrutterò questo spazio per affrontare anche altri argomenti e, perché no, per trovare un’altra “pietra filosofale”.

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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Miracoli della tecnologia

Il mio smartphone è munito di una graziosa cover che riproduce l’effetto del vetro rotto.

È così realistico che, se ci passi sopra il dito, ti tagli.

Fantasma nero

Autore: Fantasma nero

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